
Certificare un prodotto agroalimentare vuol dire valorizzare quelle caratteristiche di qualità che lo rendono unico e inimitabile.
La certificazione volontaria di prodotto viene effettuata sulla base della domanda, da parte di una organizzazione, di certificare la rispondenza del proprio prodotto alle caratteristiche indicate in un disciplinare tecnico redatto dalla stessa organizzazione.
Attualmente la domanda di beni alimentari non è più unicamente finalizzata a rispondere ai bisogni puramente quantitativi, ma è condizionata da considerazioni connesse alla garanzia di igiene e sicurezza alimentare, insieme alla valorizzazione dei requisiti del prodotto quali le proprietà nutrizionali e organolettiche- sensoriali o le caratteristiche tecnologiche.
Il consumatore finale è dunque sempre più orientato a conoscere le caratteristiche specifiche del prodotto che lo distinguono dagli altri.
La certificazione volontaria di prodotto approvata e rilasciata da parte di un Ente terzo indipendente è lo strumento per assicurare ai consumatori le caratteristiche qualitative peculiari di uno o più prodotti, definite nello standard di prodotto realizzato, Specificazioni Tecniche di Prodotto (STP), e garantire l'imparzialità e l'obiettività delle verifiche.
Lo schema di certificazione prevede 2 livelli di applicazione:
I due livelli differiscono per le caratteristiche del prodotto oggetto di certificazione (nel livello 1 possono essere solo analitiche), per l’estensione della verifica, ma soprattutto per le modalità di campionamento.
Certificare un prodotto vuol dire evidenziarne le caratteristiche esplicite ed implicite e offrire quindi al consumatore la conferma dell'impegno dell'azienda verso la costante ricerca di standard che garantiscano requisiti qualitativi più elevati.